Uso e abuso di Norme da parte degli assicuratori

25
lug

di Cesare Biscozzi

Negli ultimi tempi le Norme e le Certificazioni sono l’argomento di cui si sente parlare maggiormente. Anche negli ultimi convegni che ci hanno visti partecipi, uno dei temi più discussi era la Certificazione della professione del perito. Non è ancora chiaro il vero pensiero degli assicuratori su questi concetti, soprattutto relativamente alla Certificazione del Perito, ma da quel che vedo le Norme relative ai mezzi di chiusura sono state riscoperte nella stesura dei contratti, a volte addirittura arrivando ad abusarne.

Poiché in alcuni casi non è ben chiara la ratio che spinge gli estensori dei contratti a richiamarle, vediamo di comprendere cosa sono e quali applicazioni reali possono avere.

Sempre più spesso le polizze che analizziamo riportano dei riferimenti a Norme specifiche, in special modo nei contratti furto dove nelle definizioni o nelle clausole, relative ai mezzi di chiusura, viene riportato il richiamo del mezzo di protezione a una determinata Norma, sia essa Uni (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) o EN ( Comitato Europeo di Normazione).

Cerchiamo di capire cos’è una Norma:

…La Norma, molto più semplicemente è un documento che dice “come fare bene le cose”, garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe.

…Le Norme definiscono le caratteristiche (dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di sicurezza, di organizzazione ecc.) di un prodotto, processo o servizio, secondo lo stato dell’arte Le caratteristiche peculiari delle norme tecniche sono:

  • sicurezza (della persona) – senza preoccupazione, predisposizione o realizzazione  in modo da evitare pericoli -
  • funzionalità – adeguatezza all’uso cui è destinato -
  • interoperabilità – capacità del prodotto o di un sistema – la cui interfaccia è completamente dichiarata,  di interagire e funzionare con altri prodotti o sistemi, esistenti

È chiaro per tutti che il semplice riferimento alla norma richiama tutte le richieste e le verifiche:

  • E’ un contratto tra produttore e cliente.
  • Aiuta l’Assicuratore

–        consente valutazioni di rischio oggettive;

–        semplifica gli argomenti complessi/sconosciuti;

Ma gli Assicuratori sanno esattamente cosa riportano le Norme alle quali fanno riferimento?

Il semplice fatto di richiamarla in polizza non implica che poi tutti i rischi assicurati, che fanno riferimento ad una specifica Norma, abbiano i mezzi di protezione richiesti o adeguati alla prescrizione della Norma di riferimento.

A questo punto viene la parte migliore, chi deve verificare la veridicità della Norma?

Ovviamente il perito, che come insegna l’esperienza sul campo, durante un sopralluogo non troverà né i certificati, né tantomeno una documentazione attestante l’applicazione della Norma per il mezzo di protezione in questione. Inoltre nessuno avrà informato l’assicurato che il contratto che ha sottoscritto prevede la rispondenza di alcuni elementi ad una Norma specifica, vincolante riguardo la liquidazione del danno alla presenza e alla efficacia di quella specifica Norma.

Per esperienza personale trovare dei mezzi di chiusura normalmente conformi ad una clausola di riferimento pari ad una “vecchia” 24b è assai difficile.

Tornando ai contratti concentriamoci sulla garanzia furto, ultimamente svilita all’interno di un più ampio contratto Multirischio, solitamente la tipologia di polizze in cui si fa più ampio riferimento a Norme di carattere tecnico per la definizione di Mezzi di chiusura che abbiano caratteristiche specifiche.

Idealmente chi estende il contratto Multirischio deve avere molteplici competenze, ma non ha purtroppo conoscenze specifiche relative ad un determinato ramo, quindi ne deriva che il richiamo ad una specifica norma gli semplifica gli argomenti “complessi e sconosciuti”. Purtroppo questo non rende un servizio eccellente all’assicurato, che se pur assistito da un valido Agente nella stesura del contratto, capisce unicamente che l’applicazione di una determinata clausola fissa uno sconto. Però non gli viene chiarito che se alla fine quel mezzo non sarà conforme, la conseguenza è l’applicazione di uno scoperto  nei casi migliori o nei casi peggiori l’inefficacia del contratto.

Esemplificazioni in tal senso sono molteplici, si parla di porte antintrusione, serrature di sicurezza e altro, ma le più eclatanti sono quelle riferite ai vetri. Siamo passati dalla semplice richiesta di un vetro antisfondamento assicurativo (3+3+PVB), alla richiesta di un vetro stratificato in base alla Norma UNI EN 356, senza peraltro indicare il livello di prestazione.

Vediamo di chiarire cosa riporta la Norma 356 e quali sono le sue caratteristiche peculiari, riprendendo i dati dalla scheda del Manuale di Prevenzione dell’Ania:

Vetri stratificati antivandalismo: sono in grado di resistere all’urto di oggetti contundenti scagliati con forza da una persona. Ai fini della norma devono resistere a una energia d’urto complessiva generata dalla caduta libera di tre sfere d’acciaio fatte cadere da altezze variabili alfine di ottenere le seguenti classi di resistenza:

• P1A energia complessiva di 181 Joule
• P2A energia complessiva di 362 Joule
• P3A energia complessiva di 724 Joule
• P4A energia complessiva di 1.086 Joule
• P5A energia complessiva di 3.258 Joule
 

Vetri stratificati antieffrazione: sono i vetri stratificati in grado di ostacolare, a diversi livelli di resistenza, urti portati ripetutamente e intenzionalmente contro il vetro allo scopo di superarlo per motivi criminali. Ai fini della norma devono resistere all’energia di urti differenziati in funzione del tipo di attrezzo impiegato per la prova e precisamente :

• 350 Joule ottenuti con una mazza
• 300 Joule ottenuti con l’ascia.
La prova viene condotta con modalità prestabilite e da origine alle seguenti classi di resistenza:
• P6B energia complessiva > di 9.900 Joule
• P7B energia complessiva > di 16.400 Joule
• P8B energia complessiva > di 22.500 Joule. 

I vetri conformi alla norma UNI sono normalmente contrassegnati con marchi indelebili che ne garantiscono la provenienza e la conformità alle norme. Ove tali marchi mancassero, l’utente dovrà farsi rilasciare dal produttore/installatore un certificato di conformità o una dichiarazione sulle caratteristiche del prodotto…

Nel Manuale alla fine, come indicazione, nella parte “Criteri di scelta” fa riferimento:

… La norma UNI 7697 – Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie – ai fini della protezione dal furto di oggetti di valore indica l’impiego di lastre classificate P4A e P6B

Quindi se in una definizione di un Vetro stratificato faccio un riferimento basato sulla Norma EN 356, devo anche indicare le caratteristiche peculiari e il livello prestazionale del manufatto, o altrimenti tutto, e al contempo il contrario di tutto, potranno essere considerati come perfettamente validi.

1 commento

  1. Penso che il riferimento ad una norma di per sé è tendenzialmente positivo in quanto rappresenta un modo sintetico per esprimere dei requisiti che sono descritti in maniera minuziosa dalla norma stessa che rappresenta quindi uno standard in cui ciascuno si può ritrovare.

    Perché funzioni, nel momento in cui si verifica un sinistro, è però necessario che il riferimento alla norma sia chiaro ed univoco e che il cliente sia adeguatamente informato nel momento in cui sottoscrive una clausola che fa riferimento ad una specifica norma.

    Riferimenti generici del tipo quello indicato (od altri tipo CEI 97 o EN 50130 per i sistemi di allarma; o UNI ENV 1627 per i serramenti) senza che sia precisato il livello di prestazione richiesto secondo la classificazione prevista dalla norma, certo non rispondono al requisito di chiarezza ed univocità .

    L’informazione, poi, fa parte di quel servizio al cliente che dovrebbe essere la molla di un rapporto moderno fra cliente e consulente assicurativo e ciò al di là di ogni considerazione ed implicazione giuridica relativa al fatto che il cliente è responsabile delle dichiarazioni che rilascia sulle caratteristiche del rischio per le quali ottiene una riduzione di prezzo.

    C’è, poi, il tema dei costi rilevanti (decine di migliaia di €) che il produttore deve sostenere per ottenere la certificazione del prodotto con la conseguenza che tali costi vengono ribaltati sul cliente che (quando non sia costretto da norme di legge come per esempio i vetri “antiinfortunistici”) molto spesso preferisce il prodotto non certificato al prodotto certificato con la conseguenza che anche le ditte che lavorano nel comparto della sicurezza sono poco invogliate alla certificazione e quindi per questione di immagine si limitano (specialmente nel campo degli antifurti) a certificare solo alcuni prodotti (prendere in considerazione il catalogo di un qualsiasi produttore di componenti per sistemi di allarme per vedere quali prodotti siano certificati e quali no)

    Anche se potrà apparire tautologico si ricorda che un prodotto è certificato solo quando sia provvisto della relativa marcatura (come i vetri) o accompagnato dal relativo certificato del produttore che dichiara che il prodotto venduto è stato sottoposto, da un laboratorio autorizzato, alle prove previste dalla normativa a cui si fa riferimento e che a seguito di tali prove è risultato conforme ad un certo livello di classificazione che è quello previsto dalle norme invocate.
    In altri termini già nelle fasi di trattativa con il cliente dovrebbe essere facile capire se quanto previsto è conforme alla norme invocata in quanto lo è solo quando sia presente il relativo la relativa certificazione.

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