Sulla risarcibilità del furto di autovettura affidata a terzi (autofficina).

23
mag

di Nicola Gatta

Una interessante sentenza del Tribunale di Trani, in materia di furto di autovettura affidata a terzi, rappresenta l’occasione per tornare sinteticamente a discutere di un “caso vissuto” che coinvolge sia aspetti peritali che aspetti giuridici.

La casistica coinvolge frequentemente sia i periti incaricati di verificare circostanze e modalità dell’evento, sia i liquidatori e gli avvocati coinvolti nella successiva eventuale fase contenziosa (sul medesimo tema si vedano  i precedenti articoli del collega Rolle apparsi in questo notiziario il 23.12.2015 e 27.5.2015)

Il fatto: nel marzo 2010, durante l’orario di chiusura pomeridiana, ignoti ladri, dopo aver effratto un lucchetto, posto a chiusura del cancello di accesso all’area aperta di pertinenza dei locali assicurati, si introducevano all’interno della suddetta area asportando una autovettura di proprietà di un terzo, momentaneamente affidata all’officina assicurata  per effettuare alcune riparazioni.

Dopo la prescritta denuncia il perito incaricato dalla compagnia accertava il danno con riserva trattandosi di “furto di merce posta all’aperto nell’area di pertinenza dei locali assicurati” ed anche perché gli era stato consegnato solo un mazzo di chiavi rispetto ai due solitamente dovuti per tale tipo di evento.

Il sinistro, concordato con riserva, non veniva ammesso a liquidazione con il consequenziale avvio di una azione giudiziaria promossa dal proprietario dell’autovettura nei confronti della autofficina assicurata la quale a sua volta chiamava in garanzia e manleva la propria compagnia assicuratrice.

IL GIUDIZIO

Integrato il contraddittorio il magistrato, ritenendo superflua ogni attività istruttoria e valutando la causa matura per la decisione, rinviava per la discussione orale ai sensi dell’art. 281sexies c.p.c.

A distanza di pochi giorni dalla discussione orale veniva depositata in cancelleria sentenza di rigetto della domanda fondata sulle seguenti motivazioni che sinteticamente riassumo (il virgolettato riporta testualmente la motivazione della sentenza):

Il deposito è un contratto col quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura (art. 1766 cod. civ.).

Il successivo art. 1780 cod. civ. stabilisce che il depositario (officina) non si libera dell’obbligo di restituzione in caso di sottrazione del bene da parte di terzi, a meno che non provi che l’inadempimento o la mancata restituzione è dipeso da causa a lui non imputabile, non essendo sufficiente la prova di aver usato la diligenza del buon padre di famiglia (Cfr. Cass. N. 14092/2005 e n. 13359/2004).

Afferma il giudicante che “La diligenza del depositario non può tuttavia essere valutata in astratto ma deve essere valutata in concreto, tenendo conto di tutte le specifiche del caso. Essa costituisce elemento utile per accertare l’imputabilità dell’inadempimento, sotto il profilo della evitabilità o meno dell’evento dannoso (cfr. Cass. 8629/2006) ”.

Nella specie la parte convenuta ha allegato, senza che vi fosse espressa contestazione, che l’automobile una volta consegnata all’autofficina è stata ricoverata in un recinto protetto verso l’esterno da muro di recinzione e da cancello chiuso con un lucchetto blindato, mentre le chiavi sono state custodite all’interno dei locali.

Inoltre il furto è avvenuto in orario lucano (tra le 13:45 le 15:30) in una zona trafficata e frequentata a causa della presenza di numerosi esercizi commerciali.

Tanto premesso “…deve ritenersi che l’officina assicurata abbia prestato le misure di cautela che nel caso erano ad essa ragionevolmente richiedibili…anche alla luce del fatto che il furto sia avvenuto durante il giorno, pertanto non è imputabile al convenuto il fatto di non aver predisposto un sistema di antifurto, come magari sarebbe potuto essere eccepito in caso di furto durante la notte quando la zona non è altrettanto trafficata”.

Conclude pertanto il magistrato: “Deve in conclusione ritenersi che nei confronti della autofficina assicurata non possa in concreto sollevarsi alcun addebito per non aver agito secondo la diligenza professionale richiesta nella fattispecie, pertanto la domanda non può accogliersi. Al rigetto della domanda deve ovviamente fare seguito il rigetto della domanda di manleva proposta dalla convenuta nei confronti della compagnia assicuratrice, con conseguente condanna alle spese in favore della convenuta e della compagnia chiamata in causa ”.

CONCLUSIONI

Similmente a quanto avviene in caso di incendio doloso di autovettura, il custode non risponde dell’evento quando lo stesso è imputabile alla azione dolosa da parte di terzi, a meno che l’evento non sia stato prodotto o agevolato dalla negligenza dello stesso custode.

Il principio ricorre più volte nel nostro codice civile in tema di addebito di responsabilità e relativi limiti (cfr. ad es. art. 1218 cod. civ.).

Chiaramente il discorso sarebbe stato differente nel caso in cui fosse stata invocata l’attivazione di una copertura diretta per il furto di beni di terzi affidati all’assicurato, clausola di fondamentale importanza per chi esercita quel tipo di attività.

Dal rilevare margine della vicenda che la causa, introdotta con atto di citazione del dicembre 2010, è stata definita con una sentenza depositata nel marzo 2013 ed ormai passata in giudicato, a dimostrazione che le questioni che non richiedono indispensabili attività istruttorie possono essere risolte in tempi veramente brevi.

(Riferimenti: Trib. Trani, Sez. Distaccata di Barletta, Sent. n. 68 del 14.3.2013 Dott. L. Mancini).

1 commento

  1. E’ possibile cortesemente ricevere il testo integrale della sentenza richiamata nell’articolo (Trib. Trani, Sez. Distaccata di Barletta, Sent. n. 68 del 14.3.2013 Dott. L. Mancini)?
    Grazie e cordiali saluti.

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