Operare in emergenza – emozioni e riflessioni

19
set

di Riccardo Campagna

La foto da me scattata rappresenta il servizio catering realizzato dal Ristorante Roma di Amatrice in occasione del convegno svolto all’Università di L’Aquila “La Cultura dell’Ingegneria e dell’Architettura per una Sanità sostenibile” organizzato dalla Società Italiana dell’Architettura e dell’Ingegneria per la sanità (acronimo SIAIS) per il quale sono stato relatore in rappresentanza di CINEAS  nell’ambito del Seminario dal titolo “Ultime Frontiere Scientifiche e Tecnologiche a Servizio della Protezione del Territorio, della Sicurezza Strutturale ed Impiantistica degli Edifici Ospedalieri Sottoposti ad Azione Sismica”.

L’evento si è svolto dal 15 al 17 settembre e quindi a meno di un mese dal terribile sisma che ha praticamente distrutto Amatrice il 24 agosto.

È un’immagine di speranza e di augurio per tutta la popolazione colpita dal terremoto, che ho deciso di pubblicare al posto delle innumerevoli foto che girano sul web e che anche io ho scattato pochi giorni dopo il sisma.

Le foto infatti non rappresentano minimamente l’emozione che ti assale nel camminare sulle macerie di Corso Umberto ad Amatrice, vivere quei luoghi, parlare con i sopravvissuti, sentire le loro storie, tutte diverse, con un solo denominatore comune: il fato, che ha salvato l’uno e ucciso l’altro.

Ma in questa atmosfera irreale, devi per forza scuoterti, devi fare la differenza: ascolti prima, poi conforti e piano piano cerchi di entrare in confidenza e ci metti tutta la tua professionalità a servizio di chi ha perso l’attività, l’abitazione, un parente, un amico. Parlare di scenari futuri con la conoscenza acquisita nei precedenti terremoti: CAS (contributi di autonoma sistemazione) MAP (moduli abitativi provvisori), COC, COM, DICOMAC….. e vedi che le persone, o se volete gli sfollati, hanno fame di queste notizie. “Mi dica la verità quando riavrò il mio negozio in centro?” otto/dieci anni….. “ e fino ad allora? “ converrebbe andare sulla costa e tornare in primavera quando saranno pronti i MAP. “Ma come sono queste casette di legno? “;….. potrei continuare all’infinito….

Se poi ci si allontana dall’epicentro, la complessità del nostro lavoro aumenta, perché bisogna decidere se entrare o non entrare in edifici non sicuri, con uno sciame sismico in corso, prendere decisioni veloci a salvaguardia dei beni assicurati e penso “abbiamo in programma il corso da me fortemente voluto organizzato da CPU, CINEAS e DPC “gestione delle emergenze” tra pochi giorni …..mannaggia troppo tardi …. speriamo che nessuno faccia stupidaggini.” (ndr. Corso poi sospeso proprio per il terremoto)

Alla fine, in pochi giorni, chiudi il sinistro, splendido il comportamento delle Compagnie e bellissimo regalare un sorriso al tuo interlocutore, la storia finisce con un lieto fine e l’assicurato può iniziare a pensare di acquistare una nuova casa o riaprire in un’altra sede.

Peccato che veramente poche sono queste storie, perché pochissimi sono gli assicurati, per colpa dell’ottusità di chi ci governa, oggi come ieri, che non capisce che facilitare la copertura contro le catastrofi naturali, in qualsiasi forma, consentirebbe di raccontarne molte di più, allo Stato di risparmiare ed alla Protezione Civile di poter dedicare tutte le sue alte professionalità alla previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza e non a dover mettere in piedi ogni volta un criterio di erogazione dei contributi a secondo del vento che spira.

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