Natura Killer o Responsabilità dell’Uomo? Le catastrofi naturali e le coperture assicurative

17
feb

di Cesare Biscozzi

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni riportano alle cronache eventi che ci fanno riflettere. Ogni qualvolta in Italia ci troviamo ad affrontare un evento naturale catastrofico, sia esso un caso di terremoto, alluvione, siccità o quant’altro, ci ritroviamo in uno stato di emergenza e come sempre la colpa viene attribuita alla cosiddetta Natura killer”. La responsabilità dell’uomo non viene mai presa in considerazione, mentre per consuetudine è la primaria causa di disastri ambientali.

A sentire le fonti d’informazione si tratta di casi straordinari non prevedibili, ma questo non è propriamente vero, alcune situazioni sono cicliche, altre la conseguenza di cattivi comportamenti da parte di costruttori edilizi. In molti casi si potrebbero evitare conclusioni negative con dei semplici studi sulla storia del territorio, la raccolta di dati statistici, un piano regolatore adeguato o la semplice manutenzione di situazioni a rischio. Per fare qualche esempio basti pensare ai casi di fiumi che passano nel giro di pochi mesi dall’inondare i campi adiacenti al rimanere totalmente in secca, essendo privi di un controllo dei fondali, oppure alle strutture illegali merito di condoni edilizi che “casualmente” si trovano in zone inadatte alla costruzione, o ancora alle aree residenziali in zone sismiche prive di sistemi specifici anti-sismici e senza neanche un’assicurazione appropriata per l’eventuale risarcimento.

Finita poi l’emergenza ci si dimentica velocemente dei pericoli appena trascorsi e non si fa più nulla, né in senso di prevenzione né di leggi adeguate a riguardo dell’occupazione dei suoli o relativamente alle perdite economiche delle persone coinvolte. Semplicemente si spera che un dato avvenimento non si ripeta mai più. Come caso esemplare relativo alle catastrofi naturali, basti pensare che da anni in Italia si discute relativamente ad una assicurazione obbligatoria sui fabbricati che permetta, come in molti altri Stati della Comunità Europea, di predisporre un fondo di solidarietà per eventi eccezionali. Tutti sono d’accordo che qualcosa debba essere fatto, ma poi quando si deve prendere la decisione definitiva ognuno è tirato per la giacca da qualche lobby interessata a che la legge non passi, poi ci si mettono anche i consumatori dichiarando di non voler pagare ulteriori tasse che graverebbero sulle tasche dei contribuenti, e alla fine il problema ricade sulla Finanza Pubblica che intraprende la ricostruzione di una scuola, una chiesa o una qualsiasi altra opera che riscuota un qualche interesse pubblico, con la compartecipazione di enti benefici e donazioni private. Nel frattempo tutto rimane fermo come prima sino alla prossima catastrofe, e a quel punto scatterà nuovamente la macchina dei soccorsi e le interviste a chi sapeva come evitare il problema ma non è stato ascoltato da nessuno.

Il giorno in cui capiremo che occorre fare una vera prevenzione strutturata nel tempo, anziché intervenire a posteriori, sarà sempre troppo tardi.

Ho accennato al problema delle Compagnie relativo alla creazione di una polizza obbligatoria sull’assicurazione dei fabbricati, in modo da ottenere un corretto indennizzo in caso di eventi catastrofali. Ma quale dovrebbe essere l’atteggiamento di una Compagnia di Assicurazioni in merito all’assunzione di casi simili e quali problematiche gli assicuratori incontrano nel dover decidere riguardo all’assumibilità o meno di tali rischi?

Anzitutto bisogna chiarire che una copertura assicurativa non deve essere una certezza, altrimenti il premio da richiedere per l’assicurazione dovrebbe essere pari al capitale assicurato. Dato che l’assicurazione si basa su di un concetto mutualistico, ricorre la necessità che i rischi da assicurare non rappresentino la certezza che il sinistro avvenga.

Specialmente nel caso di una copertura contro le catastrofi naturali, dove il danno è dovuto alle condizioni ambientali che presentano delle criticità relative alla natura del terreno, non bisogna pensare che la copertura assicurativa debba rappresentare uno scarico di responsabilità sulla testa di “altri” ma un incentivo per costruire in modo più sicuro, tale che all’eventuale verificarsi di un evento distruttivo quest’ultimo possa essere di portata ridotta. Ne consegue che la copertura assicurativa non sia fatta per cancellare nell’assicurato l’interesse a che il sinistro non si verifichi, almeno se non si vuole che l’assicurarsi si trasformi in un modo per scaricare sulla collettività il costo economico della propria negligenza. Quindi è logico che ove l’assicuratore abbia maggiori informazioni sul rischio, o sulle certificazioni che vengono prodotte, maggiore potrà essere il grado di valutazione e quindi minore la valorizzazione economica in virtù della sua migliore qualificazione.

Nel concreto, ci troviamo in una Nazione sempre più a rischio di catastrofi naturali, viste anche le politiche di inurbamento seguite sino ad oggi. Basta un acquazzone più deciso rispetto al normale per ritrovarci in situazioni di emergenza. Frane, smottamenti, alluvioni o terremoti sono eventi che nel nostro Paese si ripetono con cadenze annuali, senza che vengano applicate norme legate al territorio in fase di costruzione. Dove si costruisce a nuovo sarebbe opportuno cercare di uniformarsi alle norme esistenti, così da permettere ai tecnici operanti nelle Compagnie di Assicurazioni di poter visionare dei documenti certificanti che la costruzione corrisponda a delle precise norme emanate da organismi nazionali. Risulta chiaro che se si riesce a fornire a chi assume un rischio gli strumenti giusti, questi saranno in grado di valutarli con maggiore serenità e competenza, soprattutto nell’attribuzione di un premio equo in base alle garanzie richieste.

Riguardo alla determinazione del premio da applicare al rischio, ogni Compagnia di Assicurazione si è dotata di tabelle relative alla pericolosità ambientale di una determinata zona. A riguardo dei terremoti vi sono degli indicatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che indicano le aree di maggior rischio, e sulla scorta del coefficiente di pericolosità relativo è stato determinato un tasso di premio proporzionato.

Avere una documentazione certificante che il fabbricato (qualsiasi sia la sua destinazione d’uso) sia stato costruito in modo “migliorativo”, sulla base del coefficiente di pericolosità attinente alle norme emanate in materia di costruzioni in zona sismica, sarebbe una opportunità nella valutazione del rischio. Purtroppo ci ritroviamo invece sempre di più ad affrontare il mancato rispetto delle norme nazionali o europee, e ai loro decreti attuativi, riguardanti la resistenza dei cementi armati e alle relative prove di resistenza, concernenti le costruzioni antisismiche. Queste certificazioni solitamente non vengono mai richieste dalle Compagnie di Assicurazione, in quanto si ritiene che le stesse vengano attuate nella normale costruzione di un edificio, quindi chi deve valutare un rischio applica delle tassazioni che non tengono conto dell’applicazione di queste norme, per non parlare poi della legge 46/90 convertita nel DM 37/08, dopo una serie di rinvii di anni e del DPR 380/200 – Testo unico dell’Edilizia. Quanti guai ha prodotto, quanti danni si sarebbero evitati! Non parlo solo di sinistri attinenti gli incendi, basti pensare agli impianti antintrusione, quanti danni sono stati liquidati in virtù di impianti fatti da persone non qualificate che hanno installato degli impianti senza tenere conto delle minime norme basilari.

Le Compagnie di Assicurazione non possono più sopportare questo stato delle cose, se non aumentando i premi di assicurazione a discapito di tutta la clientela.

Se ognuno di noi incominciasse ad applicare le normative vigenti, o richiedesse delle opportune certificazioni, i costi di un contratto assicurativo potrebbero diversificarsi in conseguenza del mutato rischio. Proviamo a pensare ad un sistema dove i professionisti applichino tutte le norme relative alla buona costruzione dell’edificio e forniscano tutte le certificazioni necessarie ai tecnici delle Compagnie di Assicurazione. Quante potrebbero essere le opportunità anche per l’assicurato, in termini di costi e di coperture assicurative, nell’avere documentazioni e certificazioni riguardanti lo stato dell’immobile costruito secondo criteri oggettivi relativi alla stato dei luoghi, in special modo con l’avvento delle nuove coperture “All Risk” che offrono, ancorché con limiti alle garanzie prestate, estensioni a rischi di catastrofi naturali o terremoto.

Concludendo, ciò che mi aspetto è che una legge obbligatoria sulle assicurazioni dei fabbricati venga varata definitivamente, così da non trovarci in situazioni di emergenza straordinaria come se fossero un avvenimento “normale” del territorio italiano, ma fino ad allora la mia speranza è negli assicuratori. Impegnatevi a richiedere certificazioni che attestino l’applicazione corretta delle norme nei fabbricati che assicurate, perché è semplice logica che con gli strumenti giusti chi deve valutare un rischio connesso ad un particolare evento, che sia una catastrofe naturale o un appartamento allagato, riuscirà ad esprimere un giudizio più vantaggioso per tutti.

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