Le “opportunità” derivanti dalle dinamiche del Mercato, ovvero : “Il perito senza olio di palma”

19
giu

di Fabio Fossati

Avete mai provato a digitare “olio di palma” in un qualunque motore di ricerca?

Troverete un profluvio di pagine web dedicate alla querelle del pro o contro.

In rete e sui Social si trovano: liste dei prodotti considerati virtuosi, e “liste nere” dei marchi che invece continuano ad usare l’olio di palma.

Alcune aziende multinazionali del settore alimentare hanno creato l’Unione per l’Olio di Palma Sostenibile (http://www.oliodipalmasostenibile.it/chi-siamo/), e finora stanno provando a resistere all’urto degli intolleranti dell’olio di palma.

Ma altri Colossi industriali come : Barilla, Esselunga, Coop, ecc. ecc., dopo aver cercato di dimostrare ai propri clienti che l’olio di palma è buono e non comporta necessariamente la distruzione di foreste, alla fine, pur di attrarre consenso, hanno ceduto al marketing e lo hanno eliminato dai propri prodotti.

Di fatto però, oramai il marchio: “Senza olio di palma” campeggia in primo piano sulle confezioni della maggior parte dei prodotti sugli scaffali dei supermercati e talvolta, con scelte umoristiche e decisamente originali, è diventato addirittura uno slogan nei campi più svariati  e non pertinenti:

olio p1

olio p2

In Italia il “problema dell’olio di palma” è sorto nel Dicembre 2014 sull’onda di un campagna di boicottaggio (https://www.change.org/p/stop-all-invasione-dell-olio-di-palma) che ha raccolto circa 170mila sottoscrittori on-line.

Peraltro quello italiano non è l’unico caso di iniziative di contrasto dell’olio di palma.

Negli Stati Uniti, a metà degli anni ’80, c’è stata la “Tropical Grease Campaign”.

http://coconutresearchcenter.org/articles-and-videos/coconut-information/how-a-pr-campaign-led-to-unhealthy-diets-2/default.htm

 http://www.cbsnews.com/news/food-industry-gadfly-still-buzzing/

Una vera e propria guerra commerciale innescata dai produttori americani dell’olio di semi di soia, contro gli olii tropicali (= palma e cocco), che costituivano alternative, a costo più basso, della produzione locale.

In verità le due iniziative, in Italia ed in America, sono state molto differenti.

Secondo l’ente pubblico malese : Malaysian Palm Oil Board (http://www.mpob.gov.my/), all’epoca l’American Soybean Association (https://soygrowers.com/) spese 15 milioni di dollari per sovvenzionare organizzazioni non governative e studi contro l’olio di palma.

In Italia nessuno ha impegnato cifre neanche lontanamente simili, e sono bastate le firme di circa 170mila persone, pari a meno dello 0,3% della popolazione italiana.

Ma intanto i tempi sono cambiati ed un confronto diretto non è possibile.

Ma veniamo a noi.

Al di là del risultato, che di per sè ci può interessare poco, osservo che le aziende del settore alimentare sono state costrette a dare delle risposte ad una piccola minoranza di consumatori.

In realtà sono i media (ovvero la comunicazione) che hanno fatto il resto.

Parlando della “Dittatura delle minoranze intolleranti”, il Prof. Nassim Nicholas Taleb, docente di Ingegneria del rischio alla New York University, sostiene che il più intollerante vince … anche se numericamente conta meno del 3% : https://medium.com/incerto/the-most-intolerant-wins-the-dictatorship-of-the-small-minority-3f1f83ce4e15#.aao2ijfz1

Mutatis mutandis, quali indicazioni possiamo trarre noi da tutto ciò?

Un piccolo numero di professionisti, qual’è la Categoria peritale, deve convincere il Mercato assicurativo della necessità di riconoscere un corpo peritale competente e certificato.

Non basta che i periti si assoggettino volontariamente alla Norma UNI 11628/2016, occorre svolgere anche un’azione di sensibilizzazione del Mercato assicurativo, circa la necessità di una competenza specifica nella ns. materia.

A prescindere dall’evoluzione che avranno i nuovi servizi che il Mercato cerca.

Le Compagnie assicurative (come le aziende dell’Unione per l’Olio di Palma Sostenibile) devono essere “accompagnate” a riconoscere il valore della ns. professionalità.

(Per inciso : io credo che serva un’Associazione unica di Categoria per farlo.)

http://www.osservatorioassit.com/periti-ri-uniti/

All’evento CERSA / CPU eravamo in 370.

Avete sentito gli interventi di Francesco Burrelli, Presidente dell’Anaci, e del rappresentante di Konsumer ?

Qualche Compagnia, magari intravvedendone i benefici di marketing sul Mercato, sta riconoscendo il valore implicito della certificazione dei Periti, quelli : “senza olio di palma”.

Altre invece continuano semplicemente ad utilizzare i propri periti (che per definizione sono sempre i migliori).

Per ora quindi i termini : “Senza olio di palma” (per i biscotti) e “Certificato UNI 11628/2016” (per i Periti)non sono comparabili nei rispettivi settori di mercato.

A non far sentire la differenza, è l’assenza di una richiesta di professionalità a Norma da parte di “una minoranza intollerante”.

Io penso che dovremmo cercarla sull’altro lato del Mercato assicurativo.

Da quegli stessi Consumatori che non volevano più l’olio di palma …

È provato che ne bastano 170 mila, poi dopo sembrerà che la scelta di un Perito Liquidatore Assicurativo a Norma UNI sia proprio voluta dalla maggioranza degli utenti.

 

 

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