La difficoltà della comunicazione

17
lug

di Cesare Biscozzi

Scrivere non sempre è facile, ma farsi capire può essere il vero problema di un testo.

A volte cercare di essere esaustivi nei contenuti è molto difficile poiché chi legge, anziché dare il giusto significato al testo, interpreta o peggio cerca di dare un senso personale a ciò che è scritto finendo in errori di incomprensione.

Ad esempio, un collega di Compagnia in questi giorni mi ha contattato riferendomi che sostanzialmente concordava con quanto espresso nell’ultimo articolo che ho scritto per questa rivista, ma faceva alcuni distinguo, in particolar modo quando a un certo punto faccio riferimento a “…un componente delle Compagnie” riteneva che l’articolo riguardasse la sua persona, avendo partecipato ad un corso da me tenuto. Gli sembrava, essendo l’unico rappresentante delle Compagnie presente a quel corso, che i riferimenti riportati nella disanima degli avvenimenti emersi durante il Convegno tenuto a Milano presso l’Assolombarda “Certificazione del Perito: Opportunità o necessità”, si riferissero a lui, precisandomi oltretutto che mai aveva espresso concetti simili in aula durante il corso. Compreso l’equivoco, e confermato che non si trattava di una sua affermazione, ho cercato con lui di meglio chiarire il pensiero espresso da quanto riportato nell’articolo.

Naturalmente questo non è stato l’unico commento che ho ricevuto. Uno è arrivato in modo palese sul sito, molti altri attraverso contatti diretti da parte di colleghi più “timidi”.

A grandi linee, sempre utilizzando l’ultimo articolo che ho scritto, ho ricevuto pareri positivi sull’idea di un mondo assicurativo sempre più “Orientato verso il cliente”, altri negativi sull’idea che un occhio attento ai capisaldi della “Tecnica assuntiva” sia una cosa da vecchi, visioni superate in antitesi ad un mondo moderno in continua evoluzione. Attraverso questi commenti è chiaro che si è creato un errore di comprensione. Nel mio ultimo testo, come in generale in tutti i miei testi, riporto sempre la speranza di un’attenzione più concreta verso i concetti base che regolano il nostro mondo, non perché siano testi sacri, immutabili, ma perché senza una base non si può parlare di evoluzione di nuove tecniche o idee ma solo di sperimentazione sulla pelle dei tanto amati clienti.

La nuova visione di alcune Compagnie è trasformare gli uffici assuntivi portandoli a ragionare per prodotto e non più per ramo. L’operazione avrà successo fino a che i premi incassati saranno sufficienti a coprire i sinistri denunciati e liquidati, e vi saranno utili per gli azionisti.

Scelte di questo tipo sono già state fatte da alcune Compagnie alla fine degli anni ’80, quando l’idea di tutti era quella di seguire il comparto dei Broker che portavano clienti e costavano meno degli agenti. A mio ricordo i rapporti sinistri/premi di tutti i rami ebbero una impennata, in special modo nel ramo furto raggiunsero percentuali eccessive che si aggiravano attorno al 142%. Dirigenti forse un po’ più illuminati, contrastando l’ideologia del momento, ritennero opportuno ritornare ai rami. Quindi, pur all’interno di questo coacervo di persone multidisciplinari, si ricrearono esperti competenti per ramo che riportarono in riequilibrio gli andamenti tecnici creando finalmente utili per le Compagnie.

Ritornando all’argomento di questo articolo ci tengo a dire che spesso gli errori di comprensione si rifanno alla grammatica, banali sviste che possono trasformare un testo in qualcosa di incomprensibile. A riguardo ricordo una conversazione con un collega assuntore che lamentava il fatto di non riuscire a fare capire all’omologo collega liquidatore la portata di una definizione abbastanza banale. Per chi come noi tutti i giorni si scontra nell’interpretazione di ciò che viene riportato nei contratti, nella fattispecie di determinare cosa si intenda per Prezioso, riporto il testo della definizione in questione:

–      gioielli, orologi e altri oggetti, anche solo in parte in platino e/o in oro, pietre preziose e perle naturali o coltivate, collezioni e raccolte di oggetti preziosi…

Per come è scritta in effetti non è molto chiaro il vero intendimento dell’assuntore di considerare come Preziosi anche gli orologi, ma questo è l’atteggiamento moderno, contrarre alcune definizioni ritenendo che rimangano comprensibili per tutti. Questo liquidatore in particolare sosteneva che leggendo la frase, e applicando una sua logica relativamente all’uso delle virgole, gli orologi di qualsiasi materiale siano composti debbano essere compresi nella voce Preziosi.

Riprendiamo adesso la definizione canonica:

–      Gioielli e preziosi (oggetti d’oro o di platino o montati su detti metalli, pietre preziose e perle naturali e di coltura) per uso domestico o personale, orologi in metallo prezioso…

Scritta in questo modo risulta chiaro che gli orologi, in qualsiasi altro materiale siano fatti che non sia metallo prezioso, sono da riferirsi alla voce Contenuto.

In conclusione, rendersi comprensibile è difficile in generale, nel nostro lavoro poi ci troviamo ad affrontare regole complesse ed è ancora più facile incorrere in errori. Come sempre consiglio a tutti di prendersi del tempo di fronte ad un caso particolare per essere sicuri di comprendere e risultare comprensibili.

1 commento

  1. Bravo Cesare

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