Il valore della professionalità in una relazione di perizia

19
giu

di Cesare Biscozzi

L’ultimo Convegno di Periti Uniti sulla Certificazione del Perito ritengo ci abbia dato una chiara lettura del pensiero degli Assicuratori. Fare il Perito oggi non è qualificante dal punto di vista economico in quanto sempre più le Compagnie, per motivi di obiettivi e di abbassamento dei costi, tendono a stringere i “cordoni della borsa” e a costringere il Perito ad essere maggiormente solerte in virtù della mitica “velocità di liquidazione”, elemento essenziale per poter liberare i denari accantonati a riserva sinistri da utilizzare per investimenti più proficui. L’unica molla che spinge un Perito a “certificarsi”, o a spendere tempo e denaro nella formazione, credo sia un orgoglio personale che gli permetta di sopportare questo stato di cose per far emergere la propria professionalità.

Quello che noto nell’effettuare dei corsi professionali è che oggi solo la categoria dei Periti sta facendo degli investimenti sulla formazione. Broker e personale di Compagnia raramente partecipano a questo tipo di eventi. Vero è che alcune Compagnie effettuano dei corsi interni specialistici per l’addestramento del personale, ma è solo il confronto con altri componenti del mondo assicurativo che ci può portare ad avere una concezione globale e chiara di ciò che accade in questo settore.

Nel mio trascorso ho già vissuto le situazioni che oggi stanno affrontando i colleghi periti, nel cercare di affermarsi in un mondo che sta cambiando la propria filosofia di approccio, sia relativamente ai Clienti assicurati che nei confronti della categoria peritale. Esperienze già viste quindi, considerando che in campo assicurativo le idee nascono e muoiono a cicli continui, tra proposte quasi mai davvero innovative e facili ritorni al passato. A nulla valgono le conoscenze degli altri, ognuno prima o poi pensa di aver inventato il sistema eccellente che risolverà le problematiche liquidative o assuntive e si propone sul mercato con innovazioni che alla fine lasciano il tempo che trovano. Poi, ogni decina d’anni circa, tutto ritorna come prima. Questi i tempi degli assicuratori, periodi mediamente lunghi in cui molti ripercorrono le stesse strade già battute pensando di aver trovato la soluzione che cambierà il panorama assicurativo. I programmi a lungo termine semplicemente non esistono, è solo lo spostamento di un problema nel tempo lasciando ad altri che verranno il compito di sistemare le cose. Oggi ho risolto il mio problema, domani si vedrà. Luminose carriere che durano il tempo della vita di una farfalla.

Data la premessa vediamo di trovare un perché alla professione del Perito. Credo fortemente che la professionalità sia sempre e comunque pagante, anche se non in termini di soldi. Appagante per lo stimolo che danno le incognite dei nuovi sinistri, per l’impegno nel relazionare una Compagnia rendendo comprensibili eventi particolari e nel cercare di far emergere la propria professionalità nel breve testo di una relazione. Rimanendo sempre critici nei confronti di noi stessi, e curiosi verso nuove soluzioni, possiamo mettere in risalto tutti i punti qualificanti del nostro lavoro.

A tale proposito, sistemando alcuni documenti, mi sono ritrovato tra le mani una relazione assuntiva fatta parecchi anni fa che bene si presta ad affrontare il tema della professionalità. Nel concreto l’ufficio sinistri mi informò che vi era stato un sinistro furto per un importo molto significativo in un deposito relativo al rifornimento dei vari negozi di una catena di elettrodomestici, e immediatamente erano scattate tutte le misure di salvaguardia in atto in una Compagnia per verificare la portata del contratto e quali strade percorrere per stabilire la vera entità del danno e valutare le eventuali limitazioni assuntive presenti. Il contratto era stato autorizzato da un Ispettore della Compagnia con l’avvallo del competente ufficio assuntivo. Il questionario, compilato a cura dell’Ispettore, riportava che per quanto concerneva il furto i mezzi di chiusura esterni erano adeguati e che all’interno dell’insediamento vi erano alcuni locali opportunamente predisposti per la custodia delle merci più appetibili. Anche il premio risultava congruo per il tipo di rischio oggetto della copertura di elettrodomestici, compresi televisori ed altre apparecchiature Hi-Fi. Peccato che il sinistro verificatosi si rivelò essere una rapina! Evento non considerato dall’Ispettore, in quanto nella struttura vi era sempre la presenza di personale e non si era ritenuto possibile un episodio come quello occorso.

Nello specifico, gli ignoti, presumibilmente dopo aver effettuato vari sopralluoghi nell’insediamento o avendo ricevuto informazioni da personale interno, si sono presentati sul luogo verso le ore 5:30. All’arrivo del responsabile del complesso l’allarme furto veniva scollegato per permettere l’accesso dei vari dipendenti, che arrivavano alla spicciolata, per incominciare le operazioni di carico dei vari camion che entro le ore 9:00 dovevano partire. I rapinatori hanno avuto quindi tutto il tempo di fermare ad uno ad uno i dipendenti per costringerli, sotto minaccia, a caricare i propri mezzi delle merci presenti nell’insediamento. Nella verbalizzazione del danno emergeva anche una profonda conoscenza del personale e di chi aveva la gestione delle chiavi dei locali a sicurezza differenziata, da cui la presunzione che qualcuno all’interno li avesse informati, fatto che purtroppo non ha trovato riscontro in quanto gli elementi per una tale indagine non sono stati affrontati dalle Forze dell’Ordine.

La visita che poi ho effettuato all’insediamento mi ha portato a formulare una serie di accorgimenti, che la ditta ha messo in atto, per la ripresa e la continuità dell’assunzione del rischio. Nel concreto ho stilato una serie di adempimenti tra cui la scelta di un Responsabile della Sicurezza, che si occupasse sia della Gestione Accessi che della Gestione degli impianti anti-rapina di cui la ditta si era dotata.

L’importanza di una chiara ed esaustiva relazione stilata da parte del Perito, mi aveva permesso di arrivare sul luogo del sinistro con informazioni sostanziali tali da permettermi di condurre una trattativa per la continuazione della assumibilità del rischio. Far emergere situazioni di criticità diventa essenziale per chi deve decidere solo sulla “carta” l’assumibilità o meno di un rischio, soprattutto nel caso in cui lo stesso abbia subito un sinistro.

Solitamente il primo approccio dell’ufficio assunzione, a seguito di un sinistro, è quello di inviare formale disdetta del contratto, in quanto inquinante del rapporto sinistri/premi, e sbilanciante dell’andamento del ramo. Solo con la conoscenza di affermazioni chiare ed esaustive, fatte in sede di sopralluogo da un perito, si può permettere a chi decide degli andamenti contabili di un ramo, di avere degli elementi oggettivi per poter proseguire nella assunzione di un determinato rischio.

Ultimamente, durante un corso di formazione, ho richiamato l’attenzione di tutti a quella parte del contratto relativa agli aggravamenti di rischio, facendo presente che la conoscenza degli elementi costitutivi del rischio in questione, relativi ad altre garanzie anche se non interessate al sinistro stesso, è un dato importante per la Compagnia al fine di conoscere se gli elementi di valutazione sono stati rispettati. Qualsiasi mutamento sopravvenuto nello stato delle cose, caratterizzato dall’alterazione della corrispondenza tra rischio assicurato e rischio reale dovuta a fattori influenti sul grado di rischio stesso, risultano essenziali per la valutazione da parte dell’Assunzione.

Qualche giorno prima del Convegno dei Periti Uniti, al quale ho avuto il piacere di partecipare, avevo iniziato la stesura di questo articolo, quindi quello che avete appena letto in parte era stato già stilato prima dell’evento. Mentre si susseguivano gli interventi dei vari relatori mi ritrovavo con quanto scritto e mi convincevo che il mio pensiero corrispondeva alla realtà dei fatti. L’unica cosa che mi ha colpito in senso negativo, e amareggiato in qualità di professionista che conosce il mondo peritale, è stato l’atteggiamento del rappresentante dei Broker e di un componente delle Compagnie che, forse per creare una utile polemica, hanno affermato che a volte i periti non leggono i contratti. Purtroppo non ho potuto intervenire direttamente per chiarire in mio pensiero, quindi sfrutto questa occasione per dissentire e consigliare agli stessi, come più volte fatto sulle pagine di questa rivista, di rivedere e verificare la portata dei propri contratti, e soprattutto di non scaricare sulla categoria peritale mancanze che non ci appartengono.

In special modo mi rivolgo al rappresentante dei Broker, che spero ricorderà i tempi in cui la sua categoria analizzava le reali esigenze del Cliente per proporgli le migliori coperture assicurative. Erano loro di proprio pugno a scrivere i Wording di Polizza, che prospettavano alle Compagnie discutendoli con i responsabili dei vari uffici assuntivi. Solo così facendo, in diversi casi, apportarono effettivamente novità ed innovazione nel mondo assicurativo. Oggi, viceversa, si basano su contratti scritti dalle Compagnie di riferimento, apportando modifiche al testo base e stravolgendo così il senso compiuto del contratto, creandone difficoltà di lettura e di interpretazione per la liquidazione del danno. Ma loro sono i broker!

Sono quasi 50 anni che frequento il mondo degli Assicuratori, prima come Assuntore e componente di Commissioni Ania, e da qualche anno come Perito, quindi qualche conoscenza del settore ritengo di averla. Sento sempre parlare di centralità del Cliente, di chiarezza dei contratti e trasparenza degli stessi, ritengo che a questo punto alle parole debbano seguire i fatti. Se i contratti fossero scritti con un occhio più attento verso la loro comprensibilità, con Condizioni chiare ed esplicite, se riportassero correttamente il rischio assicurato, non prevedendo clausole limitative o vessatorie o circonlocuzioni di parole per definire la portata di una determinata garanzia, forse il lavoro del perito verrebbe sgravato da una serie di implicazioni che un contratto può creare durante la liquidazione di un danno e si riuscirebbe a liquidare per davvero prima e meglio il sinistro.

1 commento

  1. Complimenti, purtroppo siamo nella parte bassa della curva a “sinusoide” del mercato assicurativo.
    In questa parte la “Tecnica assicurativa” è lasciata nel cassetto durante l’assunzione, salvo ricordarsene al momento di un sinistro, ma ormai è tardi.

    Grazie e un caro saluto

    Simone

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