EDITORIALE

18
mar

di Marco Ruggi

Non disdegno di buttarmi nella mischia, tuttavia molto mi affascina la veste di osservatore distaccato. Mi piace osservare i comportamenti umani, che ci accomunano tutti e spesso risultano ripetitivi quasi fossimo mossi da una metodica procedura. Così ho fatto recentemente in una visita in San Pietro, unitamente ad una folla di fedeli codificati come “portatori di misericordia” ma che una volta messi tutti in fila all’ingresso, non hanno tergiversato nel recriminare a spintoni il primo posto! Anche i rosari a poco servono per frenare l’indole umano al sorpasso. Il meccanismo innato lo chiamano  “Ignoranza pluralistica” e qua mi fermo essendo materia specialista di psicologi e sociologi. Anche alle riunioni di Compagnie, ai quali tutti noi periti già in questo primo avvio d’anno siamo stati chiamati a partecipare, possiamo assistere a curiosi ripetitivi atteggiamenti comportamentali. No, non si assiste agli spintoni per entrare, anzi le ultime file sono le più gremite, tuttavia da sempre osservo il consueto e rinnovato ruolo delle parti  sia dal verso di chi parla che dal verso di chi ascolta. Non tanto questo mi interessa portare a riflessione, bensì intrattenervi sui contenuti. Proiettiamo la riunione a trent’anni fa e rapportiamolo all’oggi. Quanto è cambiato nell’organizzazione e nei contenuti delle riunioni? Poco! Quanto è differente il contesto assicurativo di domanda/offerta, assicuratore/perito per intenderci? Tanto! Si, parrebbe una contraddizione poiché l’organizzazione di un  incontro dovrebbe avere avuto l’evoluzione pari a quella del mercato e viceversa. Invece no, ciò non è avvenuto.  La  riunione del 2016, viene riproposta come se il tempo non fosse trascorso. Certo, in più abbiamo le slide, il proiettore, i video con il sonoro in alcune circostanze e non dimentichiamo gli effetti del lessico inglese:  l’ultima che ho appreso, ma senz’altro mi direte che è già superata e che mi sono segnato perché mi è piaciuta, è quella del “trekking del sinistro”: grazie, ero fermo al mio fare trekking in montagna. La soddisfazione del cliente è divenuta poi la mission di ogni incontro, tanto che il ripeterlo assiduamente crea il dubbio sulla bontà dell’intenzione. La mia vuole essere ironia costruttiva e non certo biasimo gratuito. Siamo seri, concedetemelo, in queste riunioni manca la chiarezza e la fattibilità dell’obiettivo. Perché, per quale ragione, per  chi si deve fare, dove si vuole arrivare, in quale lasso temporale e siamo tutti nella condizione di partire alla pari per l’innovazione? Mi permetto di suggerire la scaletta dell’acronimo, certamente noto, di Peter Drucker tratto dal volume datato 1954! SMART  che sta per S = specifico; M = misurabile; A = accessibile; R = realistico; T = temporizzabile. In estrema sintesi: specifico, inteso nella chiarezza dell’obiettivo e del raggiungimento del medesimo, non generico; misurabile, inteso in un obiettivo che possa essere constatato in termini quantitativi per valutarne il raggiungimento totale o parziale; accessibile, inteso come obiettivo pensato per quelle che sono le risorse disponibili per capacità, organizzazione, motivazione (un tempo le platee dei periti erano omogenee oggi sono veramente eterogenee per dimensionamento, organizzazione ed interessi); realistico, inteso come obiettivo effettivamente percorribile e raggiungibile per tutti (oggi, appunto per l’eterogenità delle strutture, alcuni si trovano già favoriti alla partenza, altri invece hanno da affrontare un percorso impervio non realistico per loro); temporizzabile, inteso come definizione dell’obiettivo in ragione di un tempo determinato escludendo la definizione consueta di “urgente”, parametro non riconducibile ad un lasso temporale. Basterebbe ricordarsi la logica dello SMART per assistere a riunioni proficue e probabilmente più partecipate attivamente dai periti. Partecipare alla riunione non significa sempre essere presenti. Ho osservato che nei consessi i più dinamici risultano i periti pensionati, quelli appunto over 65/70. Sarà l’esperienza, sarà la voglia di parlare o di essere ascoltati, resta il fatto che intervengono su tutto. Ben venga il loro contributo, semmai riuscissero a focalizzarsi sulla sola tecnica non condita di statistiche e portali dove il perito vintage annaspa non capendone l’esigenza. In definitiva ritengo che molto si possa fare per favorire il risultato degli incontri, con il contributo di tutti, migliorandoli  in comunicazione, partecipazione ed empatia. Apprezzabili i colloqui individuali e la visita in studio che alcuni assicuratori, peraltro pochi, hanno avviato come novità di stimolo; rendono alta la motivazione e l’acronimo di SMART conseguito, poiché personalizzato. Apprezzabile pure la richiesta di qualche Assicuratore per avere il feedback  dell’incontro, di cui nulla sono però in grado di riportare circa la disponibilità della nostra categoria che potrebbe non cogliere l’occasione concessaci.  Il paramento a giustificazione di ogni azione risulta essere il risultato, sinonimo di obiettivo, ma il significato è un po’ diverso. Ma di quest’ultima questione che sta molto a cuore a tutti noi, poiché tocca la peculiarità della qualità,  mi ci dedicherò prossimamente. Intanto buone riunioni a tutti, vigili e propositivi,  e se mi avete letto, provate tutti a ripensare alle considerazioni esposte al prossimo incontro. Se notate un cambiamento….telefonatemi subito!

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