A proposito di furti di rame

17
nov

di Cesare Biscozzi

Le cronache di questi giorni raccontano di una intensificazione dei furti di materie prime, soprattutto di rame che tra i vari materiali è quello di maggiore interesse per i ladri. I motivi di questi furti sono abbastanza ovvi, la crisi del mercato, la facilità di reperimento di metalli in una città con sistemi di trasporto ferroviari estesi e cavi elettrici pressoché dovunque, ed infine la richiesta continua di materia prima da parte dell’industria produttiva, che per sopperire alle proprie necessità si avvantaggia dei prezzi concorrenziali del cosiddetto “mercato nero”. Ad esempio il prezzo ufficiale del rame oscilla tra i 5/6 € al kg, a confronto dei circa 3/3,50 € al kg del mercato nero. Certo questo comportamento porta alla distruzione di tratti della Ferrovia dello Stato o a incidenti dei ladri con i cavi dell’alta tensione, ma come si dice il gioco vale la candela, per capirci con una canalina si riescono a recuperare almeno € 100,00 e oggetti come canaline, scossaline o cavi in generale non è difficile essendo questi posti all’aperto. Ne conseguono le notizie relative a furti nei cimiteri, nei palazzi e nelle chiese.

Se vi è una copertura assicurativa come sempre tocca al Perito verificare l’accaduto e condurre il sinistro entro gli usuali assetti liquidativi. Non tutte le Compagnie hanno la consuetudine di concedere coperture di enti all’aperto, mentre per i danni in questione ci si trova nella maggior parte dei casi ad analizzare sinistri di “cose all’aperto”. Tenendo altresì conto che il concetto basilare del furto si basa sullo scasso di mezzi di chiusura, quindi il furto di materiale posto in locali chiusi e solitamente ben riparati, nei furti di rame ci troviamo con “enti all’aperto” e perlopiù senza alcuna protezione di sorta. Ma come sempre accade è la richiesta del mercato che determina l’assunzione di rischi. Quindi l’aumento di richiesta con probabilità di un eventuale guadagno, toglie ogni inibizione al comparto assicurativo.

A seguito di queste richieste una decina di anni fa alcune compagnie incominciarono ad estendere la copertura assicurativa alla Globale Fabbricati, equiparando “il furto di fissi ed infissi” anche alle grondaie o alle canaline. Ovviamente i limiti di indennizzo erano limitati, mentre i danni erano rilevanti. Sempre in quegli anni, con l’incremento di installazioni di impianti fotovoltaici, un mercato in forte espansione, nacquero le prime polizze per assicurare detti impianti di produzione di energia elettrica. Le coperture erano ovviamente predisposte sul concetto che l’eventuale furto riguardasse il “Pannello Fotovoltaico”, che effettivamente aveva un costo abbastanza sostenuto.

Credo che a tutti sia capitato di andare a verificare danni di furti ad impianti fotovoltaici. Inizialmente venivano asportati solo i pannelli e parte del cablaggio dell’impianto, costituito da fili di rame. Con l’avvento di nuove tecnologie nella costruzione dei pannelli, la riduzione dei costi di produzione e l’inserimento di microchip identificativi, e anche la diminuzione degli incentivi fiscali, hanno fatto sì che il furto di pannelli sia diminuito a fronte del furto dei soli cavi di rame, con danni “indiretti” che a volte superano il danno materiale e diretto sull’impianto.

Il problema come sempre è come poter liquidare il danno. I contratti assicurativi inizialmente erano predisposti per poter garantire un indennizzo del solo impianto, tant’è che si parlava di “danni materiali e diretti”, poi ci si trovò ad avere danni conseguenziali superiori al mero valore del bene, ovvero il costo della mano d’opera era superiore al costo dei cavi di rame sottratti. In pratica il costo per ristabilire l’impianto era superiore al valore del danno diretto. Le Compagnie in questo caso, viste le difficoltà nel liquidare i danni, hanno provveduto ad adeguare i contratti, riportando nell’oggetto dell’assicurazione sia i danni materiali e diretti che i danni conseguenziali, chiarendo inoltre che nella voce “impianto” devono essere compresi anche i cavi di rame e i relativi cablaggi.

Ovviamente sono Assicuratori, devono tenere in bilancio i Rami, pertanto hanno inserito un limitatore di danno escludendo dall’impianto tutte le “linee di distribuzione o trasmissione di energia oltre i 300 metri dall’ubicazione dell’impianto”, pertanto nella gestione di sinistri inerenti agli impianti fotovoltaici è utile verificare sempre le portata delle garanzie esposte, le definizioni e ove ci fosse un dubbio un confronto con il responsabile dell’ufficio liquidazione per verificare se l’intenzione della Compagnia sia quella di indennizzare sia i cavi di rame che la loro re-installazione.

Come si può capire a volte se chi si occupa di liquidazione riesce ad interagire con chi si occupa di assunzione si possono modificare i contratti con soddisfazione per entrambi i comparti, riuscendo così ad accontentare il “mercato” e a contenere il rapporto sinistri/premi, contatore essenziale per poter riuscire a gestire un ramo in modo tecnico. Questo è quello che mi auspico da parte di chi si occupa di assunzioni nel leggere i miei articoli, che ognuno di voi riesca a rivedere i propri contratti analizzando in modo critico ciò che ha scritto o che è riportato dai propri contratti, così da verificare se effettivamente quello che intende liquidare sia ciò che è riportato nel contratto. Per meglio chiarire ciò che intendo riporto un fatto accaduto:

La scorsa settimana ero ad una cena conviviale con alcuni ex colleghi assuntori, parlando del più e del meno il discorso è finito sulle problematiche di lavoro. Dal mio punto di vista contestavo a loro la “superficialità” di alcune coperture assicurative e la poca attenzione nella stesura dei contratti. Ciò che mi sono sentito contestare è che ho fatto il salto della barricata, <<Ora sei dall’altra parte, ragioni come un perito>>. È vero, ora avendo modo di vedere e analizzare contratti di più Compagnie e dovendone gestire i sinistri mi rendo conto ancora meglio di quante carenze ci sono nei contratti assicurativi.

Anche quando facevo l’assuntore pur confrontandomi con i colleghi liquidatori, tanto che il mio pensiero combaciava sempre con loro in termini di liquidazione danno, qualche carenza risultava, l’importante era portare i giusti correttivi per soddisfare sia il mercato che le esigenze di bilanciamento del ramo assicurativo.

Poiché comunque è con i fatti che si capiscono i concetti a conferma delle contestazioni che mi sono permesso di sollevare ai colleghi assuntori vi riporto l’ultimo caso che mi è capitato relativo oltretutto al furto di rame.

Vi è stata la sottrazione di alcuni cavi pertinenti alla illuminazione di una Strada Provinciale. La polizza era una All Risk’s, fatta con lo scopo di comprendere tutti i beni di proprietà dell’Ente Pubblico, in questo caso una Provincia. Peccato che come sempre avviene dalla verifica del contratto si sono riscontrate le seguenti anomalie:

  • la definizione di “Fabbricato” non contemplava le strade, se non rientranti tra le pertinenze di un precipuo fabbricato;
  • vi era una estensione a “Conduttori esterni alle cose assicurate” che estendeva la copertura assicurativa ai conduttori esterni collegati con gli enti assicurati; ma nella tabella riepilogativa dei limiti di indennizzo tale garanzia non era valorizzata;
  • la garanzia “Furto e Rapina” richiedeva quale conditio sine qua non per l’indennizzabilità dei sinistri di/da furto che le cose assicurate fossero poste  entro i fabbricati e/o i locali o comunque entro aree recintate;  la stessa garanzia prevedeva un indennizzo all’80% del danno qualora il furto fosse avvenuto senza tracce evidenti di scasso dei sistemi di protezione esterne, ma implicitamente richiedeva l’esistenza di protezioni esterne;  fattispecie non ottemperate nel caso di specie in quanto i cavi erano pertinenziali alla strada provinciale;
  • in subordine a quanto sopra, era previsto anche il furto di beni posti all’aperto, ma sempre “all’interno di aree recintate” e con scasso di queste ultime o con impiego di mezzi artificiosi o di particolare agilità personale; in tal caso viene previsto un indennizzo massimo per sinistro di € 2.000,00.

A fronte di quanto sopra il sinistro in esame non trova una copertura  assicurativa. Capite bene la difficoltà che si incontra a dover  dire ad un Assicurato che la polizza che ha sottoscritto non indennizza il danno.

Ritengo a questo punto che molti assuntori dovrebbero quanto meno provare a  ragionare come un Perito, per avere la chiara sensazione se ciò che stanno assicurando e che intendono indennizzare sia scritto chiaramente per permettere a chi dovrà valutare il sinistro di non trovarsi sempre a dovere discutere sulla portata di una determinata garanzia.

1 commento

  1. Grazie Cesare, i tuoi articoli sono sempre di altissima qualità e di grande utilità.

    Un caro saluto

    Michele

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